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Il Minibar del Pensiero Caotico di Rum (1° Puntata)

(Rum) Dopo una giornata di lavoro estenuante, dopo ore di studio con la sensazione di non aver imparato nulla stampata sul fondo della coscienza, dopo una serata di goliardia paradossa, tutti sentono il bisogno di rilassarsi, mettere nello stereo di casa il proprio cd preferito, versarsi un drink bello freddo e lasciare che la testa esca dai confini ripieni di calcio del proprio cranio per involarsi verso lidi fatti di pensieri rincattucciati in angoli remoti, riflessioni estemporanee, ricordi da rivivere ed analizzare, e infinite sfere gommose di color rosa confetto.
Questa amici e amiche, è la terra del sogno da svegli, dell'ubriacatura di cazzate senza freno, e delle possibilità di espressione illimitate dalle convenzioni del linguaggio o della buona società.
Signori e signore, il minibar è aperto, bevetene tutti.
Per questo primo appuntamento avevo pensato di cominciare lentamente, prendervi per mano e portarvi gradatemente, passo a passo, in quello che mi piace definire "il piccolo mondo 3 cm sotto il mio cranio": poi ho pensato "chissenefrega!" e quindi il tutto è diventato un giro ad alto contenuto adrenalinico e di cambio di punti di visuale frenetico, non molto distante da una corsa sulle montagne russe della personalità dissociata o un dosso preso ai 70 km/h con una smart.
Quando finalmente le due parti della mia personalità hanno concordato che sentivano delle strane voci provenire dall'armadio, ho capito che era ora di concludere l'introduzione e passare all'argomento della serata: colpi di sfortuna.

A chi non è mai capitato di svegliarsi la mattina accolti dall'alito mattuttino di un ragazzo delle consegne abbordato la sera prima mentre si aveva fame di pizza e la solitudine di un letto che ha visto solo triste masturbazione da troppe settimane era troppo forte per essere puntigliosi sull'acne del ragazzo di cui sopra o sulla totale e misteriosa assenza di peli pubici regolamentari?
Ecco, appunto. Quando cominciano quelle giornate, insomma, dove la presenza di un ieri degno di nota è effimera quanto i sogni abbandonati nel letto umidiccio, e anche il solo tragitto verso il gabinetto ha la consistenza di una cavalcata selvaggia in mezzo ad una tormenta di scaglie di ghiaccio e vergogna, forse per la notte di sesso pre-adolescenziale, o forse perchè si ha la sensazione che qualcosa non sia al proprio posto. E mentre si scivola nei vestiti ancora buoni, dopo aver dato fuoco in maniera preventiva alla biancheria intima e aver affidato le ceneri alle cure amorevoli dell'esorcista di quartiere, si comincia senza in verità troppa passione il tran tran di ogni giorno. Eppure, stavolta è diverso: te lo senti nelle viscere, qualcosa sta per scagliarsi sulla tua vita come un gigantesco dito sul brufolo del mento di una ragazzina al primo appuntamento. E sai, dentro da qualche parte tra i bagagli emotivi e il grande vuoto che è il 90% del cervello umano, che la sfiga sta per colpire. Forse un uomo su uno scooter che decide che la tua automobile potrebbe stare meglio con la sua ruota anteriore conficcata in una fiancata; forse le due donne che stavi cercando di portarti a letto che improvvisamente si rendono conto che esistono uomini decisamente più appetibili senza nessuna ragione apparente; forse proprio mentre sei sereno, perchè questa nuova marca di profilattici ha una percentuale di rottura bassissima; forse, ma solo forse, perchè senti che le cose stanno andando troppo bene da un pò di tempo a questa parte, e il karma è una puttanella vendicativa.
Possiamo davvero mai parlare di sfortuna? Quanto di quello che comunemente definiamo come un evento "al di là del nostro controllo" è davvero tale? In fondo, spesso e volentieri sono gli elementi caotici dell'esistenza a dare sapore a vite troppo piatte, cicliche o routinarie. Forse la "sfortuna" è di per sè un qualcosa inserito all'interno della vita di noi esseri umani perchè non ci annoiassimo troppo; oppure potrebbe essere il modo di un essere divino/superiore per dirci "occhio ragazzo/a, perchè ti tengo d'occhio e la larghezza del tuo sfintere non ha virtualmente limite". Sinceramente, mi piace lamentarmi delle cose che non vanno come vorrei nella mia vita, perchè so che è un modo molto comodo per mettermi in pace con una coscienza che sa che uno sforzo anche soltanto infinitesimalmente piccolo da parte mia potrebbe cambiare tutto: la sfortuna è forse spesso e volentieri un alibi per la nostra disattenzione, per la nostra mancata pianificazione, per il nostro bisogno di dare la colpa a qualcuno, basta che non sia nostra.
Eppure spesso e volentieri, guardando al passato, mi rendo conto di come quelli che reputavo colpi di sfortuna si siano rivelati poi incredibili cambi di scenario provvidenziali, spesso talmente positivi da far pensare seriamente di devolvere l'otto per mille ad una religione altrimenti priva di contenuti attuali; accidenti, ma allora Dio c'è! Ed ha salvato il mio culo futuro sfondando quello presente! Il pensiero è bizzarro, ma non avere la percezione della quarta dimensione ci rende un pò deficienti in questo senso...

Chi crede al destino non ha nulla di cui preoccuparsi, ma chi prende in mano il proprio destino deve stare particolarmente attento nell'atto di chinarsi; questo per dire che sì, assumersi completamente l'esito delle proprie azioni senza puntare il dito verso forze cosmiche invisibili è rischioso e difficile, ma sicuramente non privo di soddisfazioni, allo stesso modo del rapporto occasionale che si può intrattenere col figlio bisessuale di un pasticciere... tutto può diventare molto incasinato, sporco e appiciccaticcio senza il minimo preavviso.
Io? Sinceramente, cerco di tenere la testa bassa il più possibile: non aiuta, ma almeno da un'alibi abbastanza consistente. Non esiste nessuna forza chiamata sfortuna, così come non esiste nessuna fortuna: siamo in balia del caos generato da 8 miliardi di individui che cercano tutti di ottenere quello che desiderano, in un gigantesco pogo dove spesso il fatto di ricevere una spinta da dietro è dato dal fatto che, prima, abbiamo spinto noi stessi qualcuno alle spalle.
Avevano ragione i Beatles, "all we need is love": quello, e una cinquantina di milioni di euro in un conto alle isole Cayman. Ecco la mia formula contro la sfortuna.
Qual è la vostra? Come sempre, lo spazio per i commenti è lasciato a voi.
Io torno dal mio pizza boy, nella speranza di un assaggino.
Rum

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Fortuna...Chissà...Forse la nostra capacità di affrontare i cambiamenti la determina, o forse no...L'argomento mi rende così confuso che non sono la persona più adatta a ripondere...
"All we need is love", dici, ma chi ha bisogno di noi?