(Rum) Di ritorno dal concerto dei Nomadi (carino, ho aspettato io vagabondo fino alla fine, e ho lasciato la mia ugola in quel prato), mi sono fermato a controllare un pò l'andazzo del blog, e fra mille commenti e voti (eccolo là che già c'è il primo fist ass... e la prima bukkake) sono stato colto da un'ispirazione, un'enorme ispirazione che per strani giochi di capillari, vasi comunicanti e quant'altro è scaturita in un'erezione gargantuica causata probabilmente dai molti sederi femminili da galera (mia, troppo piccole...) e da quel paio che mi si sono strusciati sul pacco, che dio le benedica. E parlando di Dio...
Tornando a casa, sulla fantomatica numero 22, mi sono di colpo accorto della bellezza della città, la notte; succede, per caso, come l'amore. Così mi sono fermato, ho aperto il tettuccio e mi sono messo a guardare le stelle, finchè improvvisamente hanno cominciato a prendere la forma che vedete in questa foto, e mi sono ritrovato a tu per tu con l'occhio di Dio, il quale ha cominciato a parlare direttamente nell'impianto audio della Smart (rivelando che, di fatto, tra la Swatch e la Mercedes il terzo investitore era qualcuno molto più in alto). Prima ha esordito con un "cazzo guardi?" poi dopo una grassa risata (dio è un burlone, fondamentalmente) ci siamo messi a parlare seriamente. Ovviamente ne ho approfittato subito per lamentarmi di un paio di cosette che mi hanno infastidito negli ultimi tempi (morti improvvise, donne a cazzo, lavoro che non c'è, talenti spariti, dovecazzosonoimieisoldi?) al che lui, con un divino rutto ha interrotto il mio blaterare senza fine per farmi la propostaccia.
D: Guarda Rum, hai rotto il cazzo. Ora ti faccio sperimentare un paio di altre possibili varianti del mio piano, e alla fine vedrai che concorderai con me che tutto va come deve andare.
Così di punto in bianco, mi ritrovo in un mondo parallelo.
D: Questa, mio caro Rum, è la variante dell'universo dove sei sempre stato fortunato in amore, anzichè il contrario. Noti qualcosa di diverso?
Guardandomi attorno, in effetti, vedo una versione della mia camera da letto piena di foto di ex ragazze (alcune realmente conosciute nella mia vita reale, un brivido), ma... niente chitarra. Niente sassofono. Niente fumetti d'amore. La mia parte blues, grazie all'appagamento amoroso, non si è mai venuta a formare. E mi rendo conto che io, senza quella tristezza di fondo, non sono davvero io, per quanto pensassi di aver sempre voluto l'amore a go-go.
D: Come vedi Rum, in questo caso avevo ragione. Ma aspetta! Cosa dici di questo?
E stavolta mi ritrovo tra i banchi di una facoltà universitaria.
D: Questo è l'universo dove, invece di economia, hai seguito i tuoi sogni e sei diventato uno psicologo. Che cosa c'è che non va?
Nulla, penso all'inizio. Diavolo, sono psicologo, come ho sempre voluto, come sono sempre stato portato. Eppure... eppure sento una mancanza, e mi accorgo che anche se volessi, non riuscirei a scrivere nulla. Così capisco che acquisendo gli strumenti per curare gli altri, ho sì forse contribuito al benessere di alcuni, ma mi sono privato anche di tutte quelle follie su cui il mio occhio interiore ha potuto focalizzarsi nel tempo dentro di me, e che hanno dato vita alla mia voglia di scrivere, alla mia capacità di riversare frammenti di me nella carta. E mi manca.
D: Oh, ma ora arriva il meglio giovane! Dai un'occhiata a questo.
E stavolta il colpo è tremendo, perchè mi ritrovo finalmente in un ambiente dove mi sento a casa, dove non mi sono dovuto fare da padre, e dove i morti che hanno significato qualcosa per me sono ancora presenti. Ma nella quiete, in quella pace che ho sempre cercato c'è una stonatura. Perchè è il conflitto ad avermi reso forte, è la perdita ad avermi fatto crescere il pelo sullo stomaco, ed è la solitudine ad avermi reso meno umano, ma indipendente. E con grande sofferenza, lascio anche questo mondo.
Rum: Avevi ragione J.C., il tuo è davvero un piano perfetto. Tutto va, ed è, esattamente come dovrebbe. Mi resta solo una domanda da fare.
D:Spara.
R: E per quanto riguarda l'universo dove sono felice?
D: Mio caro ragazzo, la felicità non è forse nel sorriso di un bambino?
R: No.
D: Hai ragione, ma a volte ci cascano. Se ti dicessi che è questo? Se ti dicessi che tutto quello che sei, e ciò che succede, è un preludio ad una felicità più complessa, più meritata?
R: Ti manderei a cagare. Ma ti crederei, perchè in fondo sarebbe l'unica cosa che potrebbe fermarmi dal farmi saltare la testa, in futuro.
D: E allora, ragazzo mio, abbi fede, se non in me, nel Grande Piano.
Sono tornato a casa, particolarmente fuori da me stesso, come guidando un automa per intenderci; perchè ognuno ha la sua visione, le sue idee, il suo modo di intendere concetti come fiducia, amicizia, amore, destino, felicità. Il mio personale è, più che mai, che tutto va come deve andare, e che ognuno è nel posto giusto, con le persone giuste, e al momento giusto farà la cosa giusta in base alla propria persona che è il prodotto di mille eventi concatenati in perfetta armonia. Perchè se così non fosse, sarebbe troppo per me. Quello di cui tutti abbiamo bisogno, è qualcosa in cui credere, piuttosto che qualcuno in cui credere; la mia esperienza è che spesso, non sono cose piacevoli o facili da digerire quelle in cui bisogna credere. Ma almeno, sapere che le cose accadono per un perchè, a volte aiuta. Sempre che pensare di essere attori anche se non lo volete non vi svegli nel cuore della notte. Tutto è inevitabile: digerite questo. Se ci riuscite. Il fatto che non vediamo arrivare l'inevitabile, dimostra quanto poco abbiamo ancora capito della vita, nonostante tutto.
Rum
Il Grande Piano
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2 commenti:
Basta gli pseudofilosofeggiamenti di Rhum[dovevi tenerti il blog precedente],non c'è piu divertimento!!! VOGLIAMO COCAINA!!!
H.L.
Hai delle conoscenze un po' sopra la media;-)
Concordo nel dire che la notte scopre quello che il giorno non ti permette di conoscere, sia in città che in provincia, e che tra il suo silenzio la sua Luna e sue stelle ogni cosa sembra tanto confusa quanto chiara.
Spesso mi ritrovo ad essere in uno stato di totale equilibrio tra confusione e certezza, tra serenità ed angoscia, tra me e il mio alter-ego. Tra il giorno e la notte.
"Dire ad un unico singolo istante, equivale a dire sì all'intera esistenza".
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