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Roots

(Rum)
Mi piacerebbe sottolineare a inizio post, che io non sono una persona che si piange addosso, nè che si lamenta di come vanno le cose; mi sento, in realtà, quello che punta il dito su cose ovvie, perchè nessun altro sembra farlo. Detto questo, avviso i lettori che il tema del post sarà un pò deprimente, e se non vi interessa la cosa, consiglio caldamente di saltare oltre, non mi offendo ^^

A 24 anni, mio nonno era tornato miracolosamente dalla seconda guerra mondiale (ma si può davvero parlare di miracoli quando gli eventi del mondo sembrano fatti in modo da concatenarsi perfettamente come i pezzi del tetris?), aveva trovato la compagna della sua vita, aveva la seconda figlia in arrivo, era entrato in polizia e da lì a qualche anno si sarebbe trasferito da Napoli verso il nord, per poi avere altri due figli, di cui una era mia mamma.
A 24 anni, mio padre era sposato da 2 anni con mia madre ed aveva un figlio pressapoco della mia età, si era trasferito dal suo paese sperduto nel sud per cercare fortuna al nord a 18 anni con suo fratello, vivendo facendosi un "mazzo così" tutti i giorni, in una casa schifosa in campagna, senza il supporto dei genitori accanto, fino ad aver trovato la compagna della sua vita, e aver avuto.... me. (per quanto questo possa essere un pro o un contro ^^)
A 24 anni, sono laureato, senza una relazione stabile, senza prospettive di vita, senza una casa da poter chiamare mia, e con un senso crescente di fallimento che sale.

Tre generazioni a confronto, come chiunque di voi, credo, potrebbe fare: e probabilmente i risultati sarebbero gli stessi: loro a quest'età avevano fatto molto, molto di più di noi in termini di esperienza, maturazione, o semplici atti di coraggio quotidiani.
Ci siamo rammolliti? Siamo forse più inclini a non rischiare? O siamo davvero contenti di puntare il dito contro la società e dire che "Beh, non è che sia colpa mia..." ?
Siamo davvero dei falliti? Esiste davvero un modo di guardare al futuro che non capisco?
Alcuni obietterebbero che in realtà il senso di soddisfazione è soggettivo, e che l'esperienza è per ognuno molto personale, e che quindi ogni esperienza è unica e inimitabile; tuttavia, non posso fare a meno di sentire il peso di chi ha, oggettivamente, fatto molto più di me.

Rum

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ieri ho sentito alla radio un ragazzo che aveva 19 anni ed era imprenditore, il moroso di una mia amica sa fare quasi tutto ed ha la mia età (22) e, l'avrai intuito, non sono un grande esperto di computer, tu sì. A volte mi sento un essere inferiore, incapace di essere all'altezza di coloro che mi sono accanto e che sembrano sfrecciare come treni telecomandati verso una destinazione precisa. Ma ricorda tre cose:
1) non mi pare che tu sia un incapace, se ancora alla tua età non sei come tuo nonno o tuo padre, non è colpa tua. Hanno avuto la loro opportunità prima, tu sei ancora alla stazione, e mi sembri abbastanza sveglio per capire quale sia il treno che devi prendere;
2) non fare mai paragoni con tuo nonno o tuo padre: hanno vissuto in un'altra epoca, non potevano prendersi tempo a decidere chi diventare, ma dovevano accettare quello che capitava. Se la vediamo da questo lato, siamo fortunati ad avere più tempo.
3)Non siamo falliti, alcuni di noi sono più nevrotici, altri più superficiali, altri più diretti e altri più indecisi, ma non siamo falliti. Tu per primo.