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To strive to seek to find




Prefazione: Questo brano è tratto dai tanti pensieri e bozze scritte durante il mio periodo offline e i miei problemi di schiena (sì, sono un vecchietto); ce ne sono altri, ma questo mi sembrava giusto da pubblicare in questo momento.


Ultimamente ho pensato continuamente ai rischi : la vita è molto più simile ad una serata al casinò di quanto si possa pensare, perché in entrambi i contesti si mette in gioco qualcosa di valore e si lotta contro le chance. Una grande differenza è il fattore tempo, perché come esseri fatti di carne ed ossa siamo soggetti a quel terribile meccanismo che è l'entropia che ci rende, di fatto, molto più portati ad essere cauti. Tuttavia è lo stesso passare degli anni che ci fa lentamente capire come la vera essenza della vita non sia prendere la decisione conservatrice, accorta o razionale, ma saltare nel buio: a questo proposito mi torna sempre in mente il passo di “Così parlò Zarathustra” dove l'uomo viene soffocato dal serpente che esce dalla sua stessa bocca; quest'immagine potente quanto inquietante è la rappresentazione, a mio modesto parere, più efficace (usando il mezzo che è la scrittura) di come siano le nostre stesse paure e non quelle instillate da una società o da un contesto a legarci agli stessi luoghi, alle stesse persone, in un cerchio incapace di essere rotto. Mai esisterà emozione più forte, allora, del rimpianto di non avere preso quel rischio, di non aver avuto il coraggio di scrollarsi le catene di dosso, di gettarsi nell'ignoto armati solo della voglia di non invecchiare, anche solo di pochi anni, e dover dire “cosa sarebbe successo se avessi...?”. La decisione giusta non è sempre corretta: spesso le forze tremende del destino cercano di trascinarci, non in maniera differente da venti opposti ad una nave, lontano dalla rotta e ci minacciano con promesse di tempeste, uragani e naufragi; ed è proprio in questi momenti di grande dubbio che i lidi conosciuti, tranquilli e riscaldati dai raggi sempre caldi del “senza sforzo” ci attirano maggiormente, diventando dolcemente catene a cui diventiamo affezionati, felicità a poco prezzo e con poco sforzo. Ma che onore c'è nella resa, nel restare lontano dal proprio potenziale, nell'avere paura di vivere nella sua più pura forma, compiendo scelte che ci mettono in gioco, che ci espongono al rischio di fallire?
Pensavo a tutto questo perché ho la mia personale esperienza ad ispirarmi, essendo anche io stato tentato ad arrendermi alla scelta facile, al posare le armi e lasciarsi trascinare via: eppure è proprio sull'orlo dell'abbandono che l'orgoglio, il carattere e il desiderio di guardare al di là della facile vittoria della giornata dovrebbero essere le forze ad ispirarci. “Vivere i propri sogni” è una bella frase da cioccolatino, ma la verità è che se nella propria esperienza non si è mai lottato, continuato a cercare e infine trovato, non si sarà mai davvero soddisfatti, ma solo uno dei tanti che si è arreso davanti a progetti troppo grandi, o che si è spaventato davanti agli infiniti esiti che ogni bivio serio della vita presenta.
Se la depressione fosse poi un sintomo di questa grande volontà di non accontentarsi mai, un indice del fatto che si stanno facendo le cose nel modo difficile, allora forse essere perennemente un po' tristi sarebbe di certo preferibile a rinchiudersi in felicità di cristallo.
Ma in fondo, solo il tempo potrà dircelo.


Rum


P.s. Per chi fosse interessato, la poesia che mi ha ispirato il titolo si può trovare a questo link e, per quanto in inglese, è una lettura piuttosto interessante.



P.p.s. Lancio il concorso "Troviamo un nuovo sport per Rum!", con in palio ricchi premi per chi è in grado di suggerirmi uno sport che non sforzi la schiena e non sia noioso (il primo che dice nuoto o acquagym si prende una scarpata in fronte...). Partecipate numerosi inviando a degrestyle@gmail.com il vostro suggerimento.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

il mal di schiena rende soporiferi i tuoi post...prova a fare yoga, magari ti rilassi anche un pò.
Serendipity